il muro dei ricordi

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Giannino Bertò

Dedicato a Campotamaso

Paese mio che stai sulla collina
disteso come un vecchio addormentato
la noia, l’abbandono, niente, sono la tua malattia
Paese mio ti lascio, vado via.
Che sarà , che sarà , che sarà 
che sarà  della mia vita chi lo sa
so far tutto o forse niente, da domani si vedrà.
E sarà  . . . sarà  quel che sarà 

Così inizia una delle mie canzoni preferite dell’inizio degli anni ‘70, quella che più di ogni altra mi provoca nostalgia e sensi di colpa, come chi ha abbandonato la propria madre,  quasi inerte, per seguire il proprio istinto vagabondo.
Ma tant’è, quando si è giovani ed esuberanti, si dà poca importanza agli avvertimenti dei vecchi; di chi ha accumulato negli anni, nei secoli, tutta l’esperienza necessaria per guidarti verso lidi  sicuri. Si sa di poter sbagliare, si vuole sbagliare, sicuri di avere tra le vecchie mura amiche, sempre presenti nel cuore, un porto fidato cui approdare nei momenti difficili.
Oh, com’è bello, struggente, abbandonarmi al rollio della barca dei ricordi, volare come un gabbiano al di sopra delle nuvole della realtà, pronto a  contemplare e ad inseguire il miraggio dei se e dei ma in un folle rimpianto. E’ l’amore profondo che mi assale, che mi comprime l’animo, che rende poetico  ogni muro, ogni strada, ogni sasso, ogni filo d’erba che circonda il mio immaginario.
E che mi fa sgorgare dal cuore una promessa. Non so quel che sarà, ma di una cosa sono certo, così come recita l’ultimo verso della canzone sopra citata: “ma so soltanto che ritornerò”.
Paese mio che stai sulla collina . . . Sono qui a testimoniare questo, a raccontare le mie nostalgie ed a incitare allo stesso tempo i giovani a planare con incoscienza verso uno sconosciuto destino, fosse solo per l’emozione di provare l’indicibile  sentimento del legame con le proprie radici
“Ho forse sbagliato?”. “The answer is blowin’In the wind” cantavano Bob Dylan e la mitica Joan Baez. La risposta alla mia domanda sarà sussurrata nel vento ed il mio spirito, anche se legato  fatalmente alla mia terra, ormai libero la rincorrerà ad ogni brezza per conoscerne l’invisibile ed impossibile responso.
Paese mio che stai sulla collina. . .  Rimarrai sempre lì, mollemente adagiato, quasi lascivo come il ventre di una maitresse, riparato dalle montagne, dai boschi, pronto sempre a rinnovare quell’eterno senso di nostalgia verso chi ti lascia per andare via. E non importa quel che sarà. . .,
sarà quel che sarà.

Campotamaso, Valdagno, Sentiero Braggion, Lessini, Statale Editrice 11, Sursum Corda

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